Complesso d’inferiorità : non farti vincere da esso!

Complesso d’inferiorità

Aspetti Psicodinamici

Complesso d'inferiorità

Complesso d’inferiorità: aspetti Psicodinamici – Quante volte nel corso della vostra vita vi siete sentiti in posizione “down”, come se foste mancanti di qualcosa, rispetto alle persone che vi circondano?

Spero: mail. Purtroppo però, il Complesso d’inferiorità logora le menti ed i cuori di molte e molte persone, adolescenti e non.

Ma cosa c’è alla base del Complesso d’inferiorità? Esaminiamone brevemente basi psicodinamiche.

Il primo studioso ad coniare il termine “Complesso” fù  Jung, che lo definì come: “nucleo a tonalità affettiva, composto da: pensieri, ricordi, parole ed emozioni, in parte o del tutto inconsci” che si manifesterebbe attraverso manifestazioni sintomatiche, dovuti ai rapporti fra: io, sè e società. Egli fù anche il primo a parlare di “Inconscio Collettivo” (Vs “Inconscio Individuale“) dandogli delle origini ancestrali risalenti alle origini del genere umano, coniando il termine “Archetipo“ovvero: rappresentazioni collettive caratterizzanti il genere umano raccontate sottoforma di: favole, fiabe e miti dal quale originano i Complessi (Jung,1976).

Un altro studioso ad approfondire il concetto di “Complesso d’inferiorità” fu Adler (2002), che lo interpreta come una degenerazione patologica del “naturale” “Sentimento d’inferiorità” che si prova, durante l’età infantile, di fronte alle normali e fisiologiche frustrazioni  della vita, dovute al mancato raggiungimento dei propri obiettivi. Nel corso della propria vita, il bambino, attraverso l’educazione, riesce a far fronte a queste “frustrazioni” ed a combatterle senza farsi sopraffare o vincere da esse. Questo perchè, per natura, l’essere umano, tende a raggiungere e conquistare una condizione di maggiore sicurezza e benessere personale (“Volontà di Potenza” o “Aspirazione alla Superiorità”). Quando l’individuo non riesce a combattere la frustrazione dovuta al mancato raggiungimento dei propri obiettivi e si lascia sopraffare da essi, ecco che subentra il “Complesso d’inferiorità“.

Vissuto interiore

Come ci si sente quando si vive costantemente sopraffatti del Complesso d’inferiorità?

Io farei un breve sunto, conciso ma esaustivo: ci si sente come individui in :”bianco e nero” catapultati in un mondo a “colori”.

Che tristezza! Avete mai visto il film “L’Incompreso”?

E’ un film che ho amato fin da piccola perchè rispecchia in pieno il vissuto interiore che, purtroppo, molti provano ma di cui nessuno ha il coraggio di parlare.

In breve la trama:

Il protagonista è Andrea (primogenito), seguito da Mino (fratellino minore), orfani di madre perchè morta a causa di un tumore e rimasti a vivere col padre: un importante Console dell’Ambasciata, ricco ma quasi sempre assente. Andrea, essendo il primogenito, viene trattato come un piccolo-adulto, senza alcun gesto d’affetto o tenerezza. Tutte le attenzioni “affettive” solo rivolte al fratellino. Ad Andrea, che in realtà cerca costantemente di proteggere il fratellino, viene data la colpa di tutto quello che di storto accade a Mino. Fino a quando, un giorno,a causa di una brusca caduta da un’albero, dovuta anche alle imprudenze di Mino, Andrea resta paralizzato e muore il giorno dopo. Durante il delirio dell’agonia, descrive i suoi sentimenti e l’affetto che prova  per il padre.
Solo allora il padre si rende conto di quanto abbia sbagliato con il figlio.

Questo è quello che prova una persona che si sente fuori posto nel mondo.

Purtroppo il mondo è fatto di tanti “Andrea” che vivono all’ombra di altri e soffrono in silenzio, cercando di mostrarsi forti ma con un vuoto indicibile dentro.

Se da un lato è vero che secondo la Psicologia moderna: niente è definitivo (nemmeno la nostra storia di vita vissuta nell’infanzia) perchè gli individui hanno dentro le risorse psicologie necessarie per poter riscrivere il presente ed il futuro (seppur spesso sia necessario un aiuto esterno ad indicarci la strada da percorrere), dall’altro è pur vero che un vuoto interiore del genere….difficilmente “sloggia” dalla nostra mente!

Riferimenti Bibliografici

 

  • Adler Alfred, Pier Luigi Pagani – Piccolo lessico Adleriano- Scuola Adleriana di Psicoterapia dell’Istituto Alfred Adler di Milano,2002.
  • Jung Carl Gustav, Galimberti – Dizionario di Psicologia- Boringhieri, Torino, 1966.
  • Film- L’incompreso: vita col figlio– diretto da Luigi Comencini,1966
Condividimi sui Social...Share on Facebook
Facebook
0Share on Google+
Google+
0Tweet about this on Twitter
Twitter
Share on LinkedIn
Linkedin
Print this page
Print
Email this to someone
email